La storia per immagini (l'uso della fotografia nella didattica della storia)

a cura di Maria Teresa Sega

La fotografia viene largamente utilizzata per illustrare la storia, tuttavia le si nega tuttora la possibilità di un impiego nella didattica della disciplina. Non si riconosce all’immagine il valore conoscitivo che le è proprio  

Ma invece proprio nella didattica la fotografia può svolgere un ruolo importante. Ecco una serie di proposte metodologiche 

(Le immagini sono tratte da "fotografia della libertà e delle dittature" da Sander a Cartier-Bresson 1922-1946) Fondazione Antonio Mazzotta, Milano)

Le riflessioni sulla fotografia come fonte storica sembrerebbero negare un uso della fotografia nella didattica della storia, dal momento che si evidenziano la complessità del documento, la difficoltà di lettura e anche la mancanza di strumenti e competenze. Tuttavia le finalità del lavoro didattico sono sensibilmente diverse da quelle della ricerca. Per il ricercatore si tratta di portare alla luce fonti, fatti e situazioni, di provarne l’autenticità e spiegarne il meccanismo; per l’insegnante di formare le categorie temporali, fornire strumenti di comprensione, trasmettere una sistematizzazione (e un giudizio) del passato all’interno della quale collocare il presente e collocarsi. Tuttavia pare inevitabile che la formazione storica implichi anche la conoscenza di alcune coordinate spaziali e temporali e quindi la memorizzazione di cronologie, di fatti, di sistemi. Cerchiamo di capire come la fotografia si può inserire in queste finalità. Nonostante la fotografia non abbia ancora dignità di documento, essa concorre massicciamente a illustrare la storia, Mi pare si possa affermare che i testi di storia, soprattutto della scuola dell’obbligo, sono testi illustrati. Senza dubbio tale uso della fotografia ha una funzione commerciale, di rendere un testo accattivante e attraente, ma assolve anche a funzioni didattico-conoscitive di testo parallelo. Tuttavia questo aspetto viene negato o parzialmente affrontato. Inspiegabilmente non si riconosce all’immagine il valore conoscitivo che le è proprio, dal momento che è un sistema di simbolizzazione del reale e quindi un linguaggio, e la si riduce a figura negandone la testualità. Al contrario la geografia, considerata una disciplina visiva, usa da sempre l’immagine come documentazione e analisi dello spazio.

Certo, lo spazio si descrive, il tempo si narra: la storia quindi è disciplina narrativa. Ma la storia oggi dalle «Annales» in poi, più che racconto di avvenimenti è studio di relazioni, prime fra tutte quelle fra tempo e spazio, uomo e ambiente, e tra piani sociali  diversi. E’ storia non solo degli avvenimenti ma dei sistemi, dei processi, delle culture e delle mentalità, quindi delle rappresentazioni. In questa prospettiva una considerazione dell’immagine come documento diventa irrinunciabile. Tanto  più nella didattica dove il linguaggio analogico non va relegato all’ambito letterario, ma rivalutato come forma di conoscenza accanto al linguaggio logico analitico.

Ritengo che la fotografia debba avere nella didattica della storia una considerazione che vada al di là dell’illustrazione del testo. Occorre valorizzare, accanto alle sue funzioni di stimolo e memorizzazione, la funzione conoscitiva, quella particolare forma di conoscenza che consiste nel mettere in diretto contatto col contenuto per introdurre riflessioni e operazioni più mediate. Occorre insomma abbandonare la contrapposizione tra guardare le figure per pura curiosità e studiare il testo scritto. Essi vanno considerati come due discorsi che rimandano l’uno all’altro in maniera non meccanica ma possibilmente critica e reciprocamente arricchente, come due forme diverse e complementari di conoscenza.

 

 

 

Henri Cartier-Bresson - Dessau, 1945 : un bimbo, che era stato deportato assieme ai genitori, ritorna a casa

George Rodger - Campo di sterminio di Belsen, aprile 1945 - SS affondano fino alle ginocchia nei corpi decomposti per seppellirli nella fossa comune, obbligati dall'esercito britannico a compiere questa operazione.

John Florea - Campo di concentramento di Nordhausen, aprile 1945.

La foto come strumento per ricordare

Le illustrazioni del testo svolgono un’importante funzione di memorizzazione. Il testo storico è sempre più un testo di tipo  esplicativo e sempre meno un testo narrativo. Questo impedisce la memorizzazione basata sul modello narrativo, che bisogno di protagonisti, fatti eccezionali, aneddoti, svolgimento lineare. Un testo di tipo esplicativo risulterà estremamente difficile da memorizzare. Ecco che l’immagine assolve a una funzione di memorizzazione sia meccanica (ricordo un fatto perché ricordo l’immagine di quella pagina), sia conoscitiva (ricordo un fatto perché l’ ho visto rappresentato e mi ha colpito), attraverso una memoria non più narrativa ma visiva. Quest’ultima pare acquistare sempre più importanza anche a livello adulto: abituati a mezzi di comunicazione visivi e audiovisivi, incalzati dalla velocità degli avvenimenti, stiamo perdendo l’abilita e il piacere di narrare. La diffusione dell’illustrazione va di pari passo con la massificazione della conoscenza e con l’affermarsi del primato di una conoscenza basata sul visivo, sulla testimonianza oculare.  

 

 

 

 

 

 

 

Margaret Bourke-White - Buchenwald, aprile 1945

La foto come strumento per immaginare

Il nostro bisogno di vedere per ”farci un’idea” è grande e importante. E attraverso le testimonianze visive e materiali che una civiltà ci ha lasciato che riusciamo a immaginarla e a identificarla. E’ attraverso queste testimonianze che gesti, costumi, ambienti si sono impressi nella nostra mente e diventano materiale per quell’immaginazione storica che è parte non secondaria della conoscenza storica.

 

William Vandiverd - Belsen, aprile 1945 - Un bambino passeggia lungo una strada, nelle vicinanze del campo di sterminio, dove sono allineati i cadaveri

 


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La foto come strumento per pensare

Immagini metaforiche o simboliche di cui i testi sono pieni, anche se hanno uno scarso valore documentario, meritano di essere prese in considerazione per il loro significato ideologico: esse traducono un’idea o un’ideologia in linguaggio formale. Si può quindi partire dall’analisi del secondo per arrivare alla prima. Ad esempio, la rappresentazione del potere contiene sempre linee ascendenti verso l’alto (potere = alto). Il culto della personalità ci offre immagini di uomini che si innalzano enormi su una folla anonima. Si tratta insomma di analizzare l’immagine tenendo presente il significato ideologico che possono assumere elementi come la luce, il colore, la linea, i volumi, gli equilibri, le simmetrie, rintracciabili anche nell’immagine fotografica. Risulterà estremamente utile, ad esempio, arrivare a formulare ipotesi sul regime fascista partendo proprio dall’analisi delle immagini, cioè dalla autorappresentazione fornita dal regime stesso. Ma è possibile usare le immagini dei testi come documento? I criteri con cui sono state scelte e impaginate (facilità di reperimento, scarsità di spazio) non permettono di attuare operazioni fondamentali, come la costruzione di serie tematiche e l’analisi comparata, che le possano rendere documento. Esse inoltre non sempre sono corredate di didascalie esaurienti che permettano di avere elementi sufficienti di contestualizzazione. Sono tuttavia possibili alcune operazioni che riguardano soprattutto l’analisi della singola immagine e il confronto tra due o più immagini, operazioni che alcuni tra i testi più aggiornati propongono.