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Le
riflessioni sulla fotografia come fonte storica sembrerebbero negare un
uso della fotografia nella didattica della storia, dal momento che si
evidenziano la complessità del documento, la difficoltà di lettura e
anche la mancanza di strumenti e competenze. Tuttavia le finalità del
lavoro didattico sono sensibilmente diverse da quelle della ricerca. Per
il ricercatore si tratta di portare alla luce fonti, fatti e situazioni,
di provarne l’autenticità e spiegarne il meccanismo; per l’insegnante
di formare le categorie temporali, fornire strumenti di comprensione,
trasmettere una sistematizzazione (e un giudizio) del passato
all’interno della quale collocare il presente e collocarsi. Tuttavia
pare inevitabile che la formazione storica implichi anche la conoscenza di
alcune coordinate spaziali e temporali e quindi la memorizzazione di
cronologie, di fatti, di sistemi. Cerchiamo di capire come la fotografia
si può inserire in queste finalità. Nonostante la fotografia non abbia
ancora dignità di documento, essa concorre massicciamente a illustrare la
storia, Mi pare si possa affermare che i testi di storia, soprattutto
della scuola dell’obbligo, sono testi illustrati. Senza dubbio tale uso
della fotografia ha una funzione commerciale, di rendere un testo
accattivante e attraente, ma assolve anche a funzioni
didattico-conoscitive di testo parallelo. Tuttavia questo aspetto viene
negato o parzialmente affrontato. Inspiegabilmente non si riconosce
all’immagine il valore conoscitivo che le è proprio, dal momento che è
un sistema di simbolizzazione del reale e quindi un linguaggio, e la si
riduce a figura negandone la testualità. Al contrario la geografia,
considerata una disciplina visiva, usa da sempre l’immagine come
documentazione e analisi dello spazio.
Certo,
lo spazio si descrive, il tempo si narra: la storia quindi è disciplina
narrativa. Ma la storia oggi dalle «Annales» in poi, più che racconto
di avvenimenti è studio di relazioni, prime fra tutte quelle fra tempo e
spazio, uomo e ambiente, e tra piani sociali
diversi. E’ storia non solo degli avvenimenti ma dei sistemi, dei
processi, delle culture e delle mentalità, quindi delle rappresentazioni.
In questa prospettiva una considerazione dell’immagine come documento
diventa irrinunciabile. Tanto più
nella didattica dove il linguaggio analogico non va relegato all’ambito
letterario, ma rivalutato come forma di conoscenza accanto al linguaggio
logico analitico.
Ritengo
che la fotografia debba avere nella didattica della storia una
considerazione che vada al di là dell’illustrazione del testo. Occorre
valorizzare, accanto alle sue funzioni di stimolo e memorizzazione, la
funzione conoscitiva, quella particolare forma di conoscenza che consiste
nel mettere in diretto contatto col contenuto per introdurre riflessioni e
operazioni più mediate. Occorre insomma abbandonare la contrapposizione
tra guardare le figure per pura curiosità e studiare il testo scritto.
Essi vanno considerati come due discorsi che rimandano l’uno all’altro
in maniera non meccanica ma possibilmente critica e reciprocamente
arricchente, come due forme diverse e complementari di conoscenza.
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Henri Cartier-Bresson - Dessau, 1945 : un bimbo, che era
stato deportato assieme ai genitori, ritorna a casa
George Rodger - Campo di sterminio di Belsen,
aprile 1945 - SS affondano fino alle ginocchia nei corpi decomposti per
seppellirli nella fossa comune, obbligati dall'esercito britannico a
compiere questa operazione.

John Florea - Campo di concentramento di
Nordhausen, aprile 1945.
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La foto come strumento per
ricordare
Le
illustrazioni del testo svolgono un’importante funzione di memorizzazione. Il
testo storico è sempre più un testo di
tipo esplicativo e sempre meno un testo narrativo. Questo impedisce la memorizzazione
basata sul modello narrativo, che bisogno di protagonisti, fatti eccezionali,
aneddoti, svolgimento lineare. Un testo di tipo esplicativo risulterà
estremamente difficile da memorizzare. Ecco che l’immagine assolve a una
funzione di memorizzazione sia meccanica (ricordo un fatto perché ricordo
l’immagine di quella pagina), sia conoscitiva (ricordo un fatto perché l’ ho
visto rappresentato e mi ha colpito), attraverso una memoria non più narrativa
ma visiva. Quest’ultima pare acquistare sempre più importanza anche a livello
adulto: abituati a mezzi di comunicazione visivi e audiovisivi, incalzati dalla
velocità degli avvenimenti, stiamo perdendo l’abilita e il piacere di
narrare. La diffusione dell’illustrazione va di pari passo con la
massificazione della conoscenza e con l’affermarsi del primato di una
conoscenza basata sul visivo, sulla testimonianza oculare.
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Margaret Bourke-White - Buchenwald, aprile 1945
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La foto come strumento per
immaginare
Il
nostro bisogno di vedere per ”farci un’idea” è grande e importante. E
attraverso le testimonianze visive e materiali che una civiltà ci ha lasciato
che riusciamo a immaginarla e a identificarla. E’ attraverso queste
testimonianze che gesti, costumi, ambienti si sono impressi nella nostra mente e
diventano materiale per quell’immaginazione storica che è parte non
secondaria della conoscenza storica.
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William Vandiverd - Belsen, aprile 1945 - Un bambino
passeggia lungo una strada, nelle vicinanze del campo di sterminio, dove
sono allineati i cadaveri
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La foto come strumento per
pensare
Immagini
metaforiche o simboliche di cui i testi sono pieni, anche se hanno uno scarso
valore documentario, meritano di essere prese in considerazione per il loro
significato ideologico: esse traducono un’idea o un’ideologia in linguaggio
formale. Si può quindi partire dall’analisi del secondo per arrivare alla
prima. Ad esempio, la rappresentazione del potere contiene sempre linee
ascendenti verso l’alto (potere = alto). Il culto della personalità ci offre
immagini di uomini che si innalzano enormi su una folla anonima. Si tratta
insomma di analizzare l’immagine tenendo presente il significato ideologico
che possono assumere elementi come la luce, il colore, la linea, i volumi, gli
equilibri, le simmetrie, rintracciabili anche nell’immagine fotografica.
Risulterà estremamente utile, ad esempio, arrivare a formulare ipotesi sul
regime fascista partendo proprio dall’analisi delle immagini, cioè dalla
autorappresentazione fornita dal regime stesso. Ma è possibile usare le
immagini dei testi come documento? I criteri con cui sono state scelte e
impaginate (facilità di reperimento, scarsità di spazio) non permettono di
attuare operazioni fondamentali, come la costruzione di serie tematiche e
l’analisi comparata, che le possano rendere documento. Esse inoltre non sempre
sono corredate di didascalie esaurienti che permettano di avere elementi
sufficienti di contestualizzazione. Sono tuttavia possibili alcune operazioni
che riguardano soprattutto l’analisi della singola immagine e il confronto tra
due o più immagini, operazioni che alcuni tra i testi più aggiornati
propongono.
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